28) Schopenhauer. L'ascesi e la noluntas.
Il simile pu conoscere solo il simile e il mondo non  che
autoconoscenza della volont. Al di l di questo limite si sono
spinti gli asceti, ma la loro esperienza rimane incomunicabile. La
filosofia a questo punto si deve fermare.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione, I, 71
(vedi manuale pagina 136).

 Ci che viene universalmente supposto come positivo, ci che noi
chiamiamo l' ente, e la cui negazione  espressa nel concetto del
nulla nel suo significato pi generale,  appunto il mondo della
rappresentazione, che io ho indicato come oggettit e specchio
della volont. E questa volont e questo mondo siamo poi anche noi
stessi, e al mondo appartiene la rappresentazione in generale,
come uno dei suoi aspetti: forma di tale rappresentazione sono
spazio e tempo, quindi tutto ci che da questo punto di vista
esiste deve essere posto in un dove e in un quando. Negazione,
soppressione e conversione della volont significa anche
soppressione e scomparsa del mondo, che la rispecchia. Non vedendo
pi la volont in questo specchio, invano ci domandiamo dove si
sia rivolta, e ci lamentiamo allora perch essa non ha pi n
dove n quando, ed  svanita nel nulla.
Se fosse possibile per noi un punto di vista rovesciato, i segni
si invertirebbero e comprenderemmo che ci che per noi  l'ente 
il nulla, e il nulla  l'ente. Sino a che, per, noi medesimi
siamo la volont di vivere, il nulla pu da noi essere conosciuto
solo negativamente, in quanto l'antico principio di Empedocle, che
il simile pu essere conosciuto soltanto dal simile, ci esclude
ogni possibilit di conoscenza, come, al contrario, si fonda su
quel principio la possibilit di tutta la nostra conoscenza reale,
ossia il mondo come rappresentazione, o l'oggettit della volont.
Il mondo  infatti l'autoconoscenza della volont.
Se tuttavia si volesse ancora insistere nel pretendere in qualche
modo dalla filosofia una cognizione positiva di ci, che essa pu
esprimere solo negativamente, come negazione della volont, non
avremmo altra possibilit che richiamarci a quello stato, di cui
hanno fatto esperienza tutti coloro, che sono pervenuti alla
totale negazione della volont, che ha avuto i nomi di estasi,
rapimento, illuminazione, unione con Dio, e cos di seguito; ma
questo stato non pu essere chiamato una vera e propria
conoscenza, perch non ha pi la forma del soggetto e
dell'oggetto, ed  inoltre accessibile solo all'esperienza
personale e incomunicabile.
Noi, invece, che ci atteniamo al campo della filosofia, non
possiamo che accontentarci della conoscenza negativa, paghi di
aver toccato il confine estremo della positiva. Abbiamo
riconosciuto nella volont l'essenza in s del mondo, e in tutti i
fenomeni del mondo niente altro che l'oggettit della volont;
abbiamo seguito questa oggettit dall'impulso inconscio delle
forze oscure della natura sino alle pi lucide azioni dell'uomo,
non vogliamo certo arretrare dinanzi alla conseguenza, che con la
libera negazione e con la rinuncia della volont vengono soppressi
anche tutti quei fenomeni e quel continuo incalzare e spingere
senza fine e senza sosta, in tutti i gradi dell'oggettit, nel
quale e pel quale il mondo consiste, viene soppressa la variet
delle forme, che di grado in grado si succedono, viene totalmente
soppresso, con la volont, il suo fenomeno, vengono ancora
soppresse le forme generali del fenomeno, tempo e spazio, e
finalmente la prima forma fondamentale di esso, soggetto e
oggetto. Nessuna volont: nessuna rappresentazione, nessun mondo.
Dinanzi a noi non resta in verit che il nulla. Ma ci che si
ribella contro questo dissolversi nel nulla, la nostra natura, e
proprio nient'altro che la volont di vivere, che  noi stessi,
come  il nostro mondo. Il fatto che noi abbiamo tanto in orrore
il nulla, non  se non un'altra manifestazione che noi avidamente
bramiamo la vita, che nient'altro siamo se non questa volont, che
nient'altro conosciamo se non essa. Ma rivolgiamo lo sguardo dalla
nostra miseria e limitatezza verso coloro, che hanno superato il
mondo e nei quali la volont, pervenuta alla piena conoscenza di
s, ha ritrovato se stessa in tutte le cose e quindi ha
liberamente rinnegato se stessa; verso coloro, che ormai attendono
soltanto di vedere svanire col corpo l'ultima traccia della
volont, che lo anima; allora, in luogo dell'incessante incalzare
e spingere, in luogo del perenne passaggio dal desiderio al timore
e dalla gioia al dolore, in luogo della speranza mai appagata e
mai spenta, di cui  costituito quel sogno che  la vita di ogni
uomo che ancora vuole, ci appare quella pace, che sta pi in alto
di ogni ragione, quella totale quiete dell'animo, simile alla
calma del mare, quel profondo riposo, imperturbabile sicurezza e
serenit, il cui semplice riflesso nel volto, come l'hanno
rappresentato Raffaello e Correggio,  un completo e sicuro
vangelo: solo la conoscenza  rimasta, la volont si  dissolta. E
noi volgiamo lo sguardo con profonda e dolorosa nostalgia a quello
stato, vicino al quale si mostra in piena luce, per contrasto, la
miserevolezza e perdizione del nostro. Eppure questa
considerazione  la sola che ci possa consolare durevolmente
quando da un lato abbiamo riconosciuto che il dolore insanabile
l'affanno senza fine sono essenziali al fenomeno della volont, al
mondo,  dall'altro vediamo che con la soppressione della volont
si dissolve il mondo, e che dinanzi a noi non rimane che il vuoto
nulla. In tal modo, dunque, considerando la vita e la condotta dei
santi, che invero raramente ci  dato di incontrare nella nostra
esperienza, ma che ci vengono posti sotto gli occhi dalle loro
storie e, col suggello dell'intima verit, dall'arte, dobbiamo
discacciare la tetra impressione di quel nulla, che ondeggia come
ultimo termine in fondo ad ogni virt e santit e che noi temiamo,
come i bambini le tenebre, e non gi, come fanno gli indiani,
eluderlo con miti e parole prive di senso, come il riassorbimento
in Brahma o il Nirvana dei buddisti. Noi vogliamo piuttosto
dichiararlo liberamente: ci che rimane dopo la totale
soppressione della volont  certo, per tutti coloro che della
volont sono ancora pieni, il nulla. Ma al contrario per coloro
nei quali la volont si  spontaneamente rovesciata e rinnegata,
questo nostro universo tanto reale, con tutti i suoi soli e le sue
vie lattee,  il nulla.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 717-719.
